IN RICORDO DI MARIA FEDE CAPRONI A UN ANNO DALLA SCOMPARSA

A una anno dalla scomparsa di Maria Fede Caproni, figlia dell’ingegner Gianni Caproni, pioniere dell’aeronautica, il ricordo di Francesco Fochetti.

 

In ricordo di Maria Fede

(Roma, Temple University, 16 ottobre 2018)

 

Oggi ricordiamo Maria Fede. E’ volata in cielo da quasi un anno ormai, senza darci il tempo di realizzarlo, ma non è lontana; oggi è qui, in mezzo a noi, anche se non possiamo vederla o abbracciarla.

Ora è fatta di luce, è diventata un angelo, ma lo è diventata troppo presto, perché noi avremmo voluto che ciò fosse avvenuto molto più lontano nel tempo.

Ci mancano i suoi sorrisi, la sua energia, la capacità di vedere sempre positivamente ogni cosa e trovare la soluzione per tutti i problemi, anche quelli apparentemente insormontabili.

Pietro, il marito, fu un uomo fortunato, ebbe una compagna che lo seguì sempre con discrezione e con la capacità di saper supportare psicologicamente il marito nei momenti impegnativi e difficili, quando tornando a casa trovava un rifugio rassicurante in una donna intelligente che lo amava, capace di trovare sempre le giuste parole, il miglior modo di risolvere e di saperlo consigliare meglio di chiunque altro.

Se, come si dice, “dietro ogni uomo di successo c’è sempre una grande donna”, mai come in questo caso vi è la conferma di ciò.

Una grande donna, che gli costruì attorno una famiglia bellissima con i tre figli Paolo, Gianni e Andrea, una famiglia di uomini guidata da una donna dal sorriso dolcissimo e dall’animo tenero, ma con un carattere luminoso e resistente come il diamante.

Li seppe crescere ed educare secondo i valori che erano radicati in lei, con l’orgoglio antico e la rettitudine delle genti trentine, lasciando ad ognuno di loro la libertà di seguire e sviluppare le proprie attitudini, indirizzandoli nel percorso più adatto ad ognuno.

Questo è uno dei doni più grandi che una madre possa lasciare, rispettare la natura dei propri figli, non pretendere di cambiarla e crescerli con amore e rispetto, assecondando in ognuno le cose migliori, guidandoli con discrezione nel cammino della vita.

Non ci si annoiava davvero con lei, una madre piena di interessi, sempre attiva e impegnata, uno stimolo continuo a fare, non lasciando il tempo alla noia e alla inutilità dei giorni vuoti, dove tutto era fonte di apprendimento e di miglioramento di sé e delle proprie conoscenze.

L’attività intellettuale e di ricerca è stata la cosa che ha caratterizzato la vita di Maria Fede; il campo dei suoi interessi è sterminato, spaziando dalla pittura e in particolare quella futurista, passando per la letteratura e la storia, la filatelia e la numismatica, fino a quella che fu l’attività principale: gli studi aeronautici.

Come tutti sapete, partendo dalla ricchissima collezione di aerei Caproni in possesso della famiglia, fu la creatrice del Museo Caproni di Trento, oltre a tantissimi altri allestimenti, in Italia e all’estero.

Ma non si fermò qui; facendo seguito agli studi e divulgazione della storia delle Officine Caproni, cominciò a interessarsi di qualunque cosa riguardasse la storia dell’aviazione e del volo, divenendo in breve uno dei più grandi esperti internazionali in questo ambito, sempre contesa dai tanti ricercatori in ogni parte del mondo.

Fu mecenate illuminata, fautrice di moltissimi studi e pubblicazioni, a cominciare dai pionieri del volo in mongolfiera come Vincenzo Lunardi, fino agli astronauti moderni come Samanta Cristoforetti, che ebbe l’onore di conoscerla nella sua casa, pochi giorni prima che ci lasciasse.

Io la conobbi nell’anno 2009. Lei e i suoi figli mi incaricarono di procedere all’inventario e pubblicazione delle importantissime carte del marito Pietro, morto da poco, relative alla sua attività presso l’IRI, dichiarate di notevole interesse storico, donate e depositate presso l’Archivio Centrale dello Stato.

Esaurito il mio incarico, i rapporti tra noi cambiarono, poiché nel frattempo mi resi conto di avere avuto il privilegio di conoscere la donna più straordinaria mai incontrata e così, quello che era un rapporto professionale si trasformò in amicizia.

Facemmo tante cose insieme e ciò che più mi gratificava era l’entusiasmo e l’energia che era capace di trasmettere. Ne ammiravo moltissimo la capacità di gestire le tantissime conoscenze, sempre attenta ad avere pensieri garbati per tutti e parole di amichevole conforto per chiunque ne avesse bisogno.

Trovai un’amica e una confidente riservata, un’alleata di ferro, uno stimolo a intraprendere le imprese più difficili. Fu grazie a lei per esempio che potei accedere all’archivio, per decenni sconosciuto, del generale Roatta e avviarne la diffusione con la pubblicazione dei documenti più rilevanti. Maria Fede mi presentò ai suoi discendenti convincendoli a chiedere la “Dichiarazione di notevole interesse storico” e affidarmi il compito di consegnare i contenuti alla conoscenza degli storici. Per questo le sono e dobbiamo tutti esserle enormemente grati, perché la sua attività di divulgazione della conoscenza e delle fonti storiche fu ammirevole.

E fu sempre grazie a lei che un altro importantissimo archivio venne svelato e messo a disposizione della comunità scientifica, l’archivio di Italo Balbo, donato recentemente all’Archivio Centrale dello Stato.

Io fui testimone dei colloqui tra Maria Fede e Paolo Balbo, il quale aveva di lei una grandissima stima e fiducia, colloqui nei quali lo sensibilizzò e convinse a fare quello che lei e i suoi figli avevano già fatto con le carte del marito Pietro Armani, donare l’archivio allo Stato italiano, rendendo onore e memoria perpetua a chi lo aveva prodotto e facendo un dono grandissimo alla Nazione. La decisione era nell’aria e l’intervento e i consigli autorevoli di Maria Fede la resero immediatamente attuabile.

Non lo fece per essere ringraziata, lo fece con discrezione, tant’è vero che questa sua opera di sensibilizzazione è rimasta non conosciuta, ma oggi è giusto renderla nota, per restituirle il giusto riconoscimento che merita e che le è dovuto, lei che ha sempre agito nell’interesse della cultura e della conoscenza.

Una delle sue ultime fatiche editoriali è il libro sui brevetti del padre Gianni Caproni, che presentiamo oggi. L’idea nacque dai colloqui tra Maria Fede e Raffaella Barbacini, che la informò della presenza in Archivio Centrale dei brevetti Caproni e subito nacque l’idea di questa bellissima pubblicazione, immediatamente supportata anche dalla sorella di Maria Fede, Letizia, che ci ospita oggi.

Realizzato da Raffaella Barbacini e Margherita Martelli, è stato affidato per la stampa a Gherardo Lazzeri, dell’editrice LoGisma, anch’egli amico fraterno di Maria Fede e suo esclusivo editore, che con lei ha realizzato decine di prestigiose pubblicazioni, soprattutto nel campo degli studi aeronautici. Ne è uscita questa opera di grande valore storico-scientifico, che la competenza di Gherardo ha saputo valorizzare al meglio, producendo una edizione di pregio che sarà il vanto di quanti potranno esibirla nella propria biblioteca.

Concludo lasciando ora la parola a Raffaella Barbacini, che ci illustrerà il libro nel dettaglio.

Ringrazio Maria Fede per essere stata mia amica e le mando insieme a tutti voi un saluto che le sarebbe piaciuto, quello che viene riservato a coloro che caddero dopo aver respirato le nuvole:

Cieli blu Maria Fede! Cieli blu!

 

Francesco Fochetti

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